Non c’è dubbio. Un  dolore muscolo scheletrico, può creare disagio e, in alcuni casi può avere ripercussioni anche importanti sulla qualità della vita.   Esprimo un pensiero personale, che va aldilà delle informazioni di anatomia, fisiologia, patologia e rimedi che oggi possono essere rintracciati ovunque  con un semplice click .

Non sempre ciò che all’inizio appare un problema  insuperabile,  ad esempio la lombalgia, deve essere considerato un evento negativo.  A volte, infatti, il ‘’dolore’’  può rappresentare un episodio positivo se sappiamo leggerlo come un messaggio, una richiesta di ascolto inviata dalla nostra unità psico-fisica.

L’evento potrebbe essere come un invito al  cambiamento del nostro stile di vita e cioè un suggerimento per dedicare  un pò di tempo a noi stessi ,magari muovendoci attraverso un’attività fisica  che gratifichi il corpo e la mente, migliorando la nostra alimentazione, rilassando  la nostra psiche con della buona musica o con la meditazione oppure semplicemente rallentando.

Il mio percorso

Scelgo  di mettere in evidenza le attività professionali più significative, che hanno inizio nel 1993 con i miei studi in medicina tradizionale cinese ed il titolo conseguito c/o l’istituto superiore di Medicina Tradizionale Cinese di Roma ;percorso completato nel 1997 con tirocinio teorico-pratico in Cina ,c/o l’ospedale Universitario di Xian, durante il quale ho approfondito tecniche di agopuntura ,Massaggio Tradizionale Cinese , manipolazioni vertebrali ,Qi Qonq

Mi laureo nel 2007 in Fisioterapia c/o l’università degli studi di Chieti “G.D’Annunzio e mi formo in terapia manuale osteopatica c/o la “Scuola franco italiana” di Osteopatia di Pisa ( percorso della durata di 6 anni) ; nella stessa scuola approfondisco le mie competenze attraverso i master in Posturologia ,Manipolazioni Vertebrali e Kinesiologia.

Da giugno 2019 lavoro per AS Roma

Dal 2010 al 2019 sono l’osteopata e fisioterapista del Torino FC

Nel mio studio e privatamente seguo i miei pazienti e atleti del mondo dello sport: calcio , atletica leggera,podismo,ciclismo,danza ; questi ultmi non fanno parte del mondo dello sport ma lavorano con il corpo, chiedendo a questo di esprimersi con  performance  degne dei più grandi atleti.

Affronto le patologie che affliggono questi atleti con la Terapia Manuale, ovviamente dopo un attenta valutazione, anamnesi e accertandomi che il caso sia di mia competenza.  Ho cercato di utilizzare le varie tecniche apprese nel corso degli anni ottimizzandole , sino a creare un metodo di lavoro personale e personalizzandolo ad ogni singolo caso.

La terapia manuale

Sono svariate le tecniche di terapia manuale, così come differenti sono i principi d’applicazione, le metodiche e le indicazioni. In questo lavoro non mi occuperò delle loro specificità o di eventuali confronti tra le diverse scuole di pensiero, la responsabilità in merito alla scelta dell’azione terapeutica ricade sempre sui singoli operatori che dovranno valutare per ogni caso la migliore strategia, considerando che anche le terapie manuali hanno le loro controindicazioni e che il benessere dei pazienti è, in assoluto, il valore più alto del nostro lavoro.

Descriverò invece i benefici terapeutici che offre il mondo della terapia manuale, raggruppando le informazioni in due macro categorie: l’azione diretta o meccanica e l’azione generale o riflessa.

1) azione diretta o meccanica: migliora, facilita la circolazione sanguigna e linfatica; ciò determina dei benefici che interessano tutto il corpo. La pelle diventa più morbida ed elastica, l’effetto sull’apparato pilosebaceo,  facilita l’eliminazione di scorie e detriti cellulari.

La stimolazione sulle terminazioni sensitive dei nervi cutanei ha un effetto analgesico. L’azione sui tendini e sui legamenti, favorisce i riassorbimenti di ematomi ed essudati, la lisi di fenomeni aderenziali. Ma è soprattutto a livello muscolare che si risentono i benefici effettivi; nel muscolo si ottiene un aumento della circolazione arteriosa e venosa, con il miglioramento del nutrimento della fibra muscolare e con il favorito smaltimento delle scorie (anidride carbonica, cataboliti, acidi); a cui consegue un potenziamento delle capacità di lavoro; l’azione di stimolo sui fusi neuromuscolari e sulle terminazioni sensitive, provoca un aumento del tono e delle capacità contrattile.  I benefici effetti sui muscoli sono dovuti al miglioramento della corrente ematica, che facilita l’afflusso di ossigeno e glicogeno e il deflusso di scorie di ricambio.

Come dimostrato da Christopher j. Colloca dell’università di Arizona, l’effetto fisico meccanico diretto, ripristina la mobilità articolare, in presenza di una “dislocazione vertebrale”.

Notevoli benefici, sul miglioramento della mobilità articolare, anche in presenza di coxartrosi, in questo caso oltre al miglioramento della mobilità articolare, vi è una considerevole riduzione della sintomatologia dolorosa, con conseguente miglioramento della qualità della vita.

Come dimostrato dallo studio di hoeksma hl ed altri. Comparison of manual therapy and exercise therapy in osteoarthritis of the hip: a randomized clinical trial.

2) l’azione generale indiretta o riflessa: si manifesta sul sistema nervoso vegetativo, la stimolazione distrettuale determina effetti locali e generali. La stimolazione locale dei nervi vaso motori, determina un’iperemia attiva, il rossore e il calore della cute trattata rappresenta l’espressione visibile. La temperatura cutanea superficiale, aumenta di 2/3 gradi, vi è un miglioramento delle condizioni circolatorie generali. Il polso diventa più ampio, ritmico e regolare. La respirazione polmonare più ampia e facile; vi è quindi una accresciuta funzionalità dei vari organi. Il rene aumenta l’eliminazione dell’acqua e quindi delle sostanze azotate e di rifiuto, è dimostrato che le ghiandole a secrezione interna risentano i benefici della terapia manuale. Investigando il sistema neuro-endocrino è stato accertato, che la terapia manuale può diminuire i marker infiammatori circolanti e creare cambiamenti ormonali, misurabili per i giorni successivi al trattamento.

Sempre nella fase iniziale dell’infiammazione, es: fase acuta delle lesioni muscolo tendinee o legamentose; un’agitazione dei fluidi tissutali, può determinare l’aumento dell’indice di fagocitosi. (Evans 1980). La vasodilatazione e l’aumentato flusso ematico facilita l’asportazione di sostanze irritanti chimiche responsabili dell’induzione del dolore e il trasporto di sostanze oppiacee endogene (winter 1968)

La stimolazione dei meccanocettori a bassa soglia presenti nella cute, riducono l’eccitabilità delle terminazioni nocicettive tramite inibizione presinaptica “chiudendo il cancello” al dolore (Wells 1988)

Si pensa che un durevole sollievo del dolore avvenga per mezzo dell’inibizione prodotta da sostanze oppiacee endogene tramite controlli inibitori degli stimoli dolorosi (melzack e wall 1988). Queste sostanze sono neurotrasmettitori inibitori che diminuiscono l’intensità del dolore trasmesso ai centri più alti (goats 1984). Le possibilità terapeutiche, i campi d’applicazione della terapia manuale osteopatica, sono innumerevoli; la visione olistica, lo studio dell’individuo nel suo complesso, permette non solo la risoluzione del sintomo ma la ricerca e spesso la risoluzione delle cause.

La pubalgia

È SICURAMENTE difficile parlare della pubalgia in poche righe, l’ argomento è vasto e complesso. La prima volta il termine “ pubalgia” è stato usato nel 1932 da Spinelli che parlò di pubalgia dello schermitore per indicare una sintomatologia dolorosa riferita in prossimità dell’ osso pubico.  Più tardi nel 49 si è  iniziato a parlare di  “pubalgia del calciatore”, definendola sindrome retto adduttoria, con un  termine che  indica esclusivamente una  sede anatomica ma non la causa.  È una patologia che colpisce prevalentemente gli sportivi ma non solo. La sua valutazione è sempre stata controversa, sia per spiegare l’ eziologia quanto per chiarire l’ approccio migliore da utilizzare per la risoluzione del problema.

Mi limiterò a dare il mio parere senza entrare in dettagli anatomici e biomeccanici specifici. I sintomi si manifestano in genere nel territorio degli adduttori, delle arcate crurali, del retto addominale, del pube  e del perineo. Nella valutazione di questa patologia, occorre prima di tutto avere la certezza di  trovarsi di fronte ad una pubalgia “vera”, escludendo altre patologie di competenza medica come per esempio problematiche di natura  urologica, neurologica o gastrointestinale, queste ultime riguardanti intestino tenue e crasso;  dell’ intestino tenue e crasso; tali patologie possono spesso  influenzare la sintomatologia retto adduttoria in modo diretto o indiretto. Ancora escludere la  presenza di una “sport hernia”, patologia del canale inguinale di competenza medico chirurgica. I test chinesiologici per una corretta dianosi di pubalgia sono molto semplici e fanno parte del bagaglio di conoscenza di fisioterapisti e osteopati. Spesso l’eziopatogenesi è multifattoriale, con possibile sovrapposizione di segni e sintomi, il che rende importante effettuare una corretta diagnosi differenziale.

A tal proposito è interessante esporre il seguente caso: un calciatore professionista manifestava dolore in prossimità del ramo superiore del pube e  della zona degli adduttori, dolore e notveole riduzione della forza durante il reclutamento del retto addominale e muscoli adduttori, Effettuata la diagnosi di “spot ernia” veniva operato per stabilizzare “la debolezza della parete del canale inguinale”bilaterale. Dopo l’intervento, l’atleta purtroppo contiuava a manifestare gli stessi sintomi, nonostante l’ottima riuscita dell’intervento.

Un caso a eziopatogenesi multifattoriale, oltre allo spot ernia, aveva uno squilibrio tra la catena anteriore e posteriore, una retrazione funzionale del retto addominale, entesite del lungo adduttore. In questo caso la terapia manuale è stata determinante per la risoluzione dei sintomi, l’azione meccanica diretta, attraverso la detensione e l’ossigenazione dei tessuti ha ristabilito l’equilibrio fisiologico delle strutture interessate, infine inquadramento e trattamento globale hanno permesso il ritorno all’attività. Nella prima fase il trattamento elettivo è stato la terapia manuale, successivamente è indispensabile stabilire un adeguato lavoro fisico.

Nel trattamento della pubalgia l’ approccio a mio avviso deve necessariamente essere  globale, sia per quanto concerne la valutazione che il  trattamento, sempre  dopo aver escluso l’esistenza di patologie di pertinenza medica E’ consuetudine purtroppo trattare la  pubalgia con esercizi di stretching, posture e tonificazione con elastici, utili ma solo in un secondo momento e mai in un ottica protocollare ma esclusivamente frutto di una corretta valutazione specifica di quel paziente. Il primo passo dovrebbe essere quello di ripristinare mobilità alle articolazioni ipomobili, riequilibrare eventuali squilibri sulle catene muscolari ma soprattutto mi piace definirle miofasciali attraverso tecniche manuali osteopatiche  e non solo. Successivamente consolidare e migliorare il risultato raggiunto con stretching e posture delle catene muscolari rigide e tese, tonificare i gruppi muscolari ipotonici con elastici, sedute in piscina , frutto sempre di uno studio attento del caso specifico

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