Sono svariate le tecniche di terapia manuale, così come differenti sono i principi d’applicazione, le metodiche e le indicazioni. In questo lavoro non mi occuperò delle loro specificità o di eventuali confronti tra le diverse scuole di pensiero, la responsabilità in merito alla scelta dell’azione terapeutica ricade sempre sui singoli operatori che dovranno valutare per ogni caso la migliore strategia, considerando che anche le terapie manuali hanno le loro controindicazioni e che il benessere dei pazienti è, in assoluto, il valore più alto del nostro lavoro.
Descriverò invece i benefici terapeutici che offre il mondo della terapia manuale, raggruppando le informazioni in due macro categorie: l’azione diretta o meccanica e l’azione generale o riflessa.
1) azione diretta o meccanica: migliora, facilita la circolazione sanguigna e linfatica; ciò determina dei benefici che interessano tutto il corpo. La pelle diventa più morbida ed elastica, l’effetto sull’apparato pilosebaceo, facilita l’eliminazione di scorie e detriti cellulari.
La stimolazione sulle terminazioni sensitive dei nervi cutanei ha un effetto analgesico. L’azione sui tendini e sui legamenti, favorisce i riassorbimenti di ematomi ed essudati, la lisi di fenomeni aderenziali. Ma è soprattutto a livello muscolare che si risentono i benefici effettivi; nel muscolo si ottiene un aumento della circolazione arteriosa e venosa, con il miglioramento del nutrimento della fibra muscolare e con il favorito smaltimento delle scorie (anidride carbonica, cataboliti, acidi); a cui consegue un potenziamento delle capacità di lavoro; l’azione di stimolo sui fusi neuromuscolari e sulle terminazioni sensitive, provoca un aumento del tono e delle capacità contrattile. I benefici effetti sui muscoli sono dovuti al miglioramento della corrente ematica, che facilita l’afflusso di ossigeno e glicogeno e il deflusso di scorie di ricambio.
Come dimostrato da Christopher j. Colloca dell’università di Arizona, l’effetto fisico meccanico diretto, ripristina la mobilità articolare, in presenza di una “dislocazione vertebrale”.
Notevoli benefici, sul miglioramento della mobilità articolare, anche in presenza di coxartrosi, in questo caso oltre al miglioramento della mobilità articolare, vi è una considerevole riduzione della sintomatologia dolorosa, con conseguente miglioramento della qualità della vita.
Come dimostrato dallo studio di hoeksma hl ed altri. Comparison of manual therapy and exercise therapy in osteoarthritis of the hip: a randomized clinical trial.
2) l’azione generale indiretta o riflessa: si manifesta sul sistema nervoso vegetativo, la stimolazione distrettuale determina effetti locali e generali. La stimolazione locale dei nervi vaso motori, determina un’iperemia attiva, il rossore e il calore della cute trattata rappresenta l’espressione visibile. La temperatura cutanea superficiale, aumenta di 2/3 gradi, vi è un miglioramento delle condizioni circolatorie generali. Il polso diventa più ampio, ritmico e regolare. La respirazione polmonare più ampia e facile; vi è quindi una accresciuta funzionalità dei vari organi. Il rene aumenta l’eliminazione dell’acqua e quindi delle sostanze azotate e di rifiuto, è dimostrato che le ghiandole a secrezione interna risentano i benefici della terapia manuale. Investigando il sistema neuro-endocrino è stato accertato, che la terapia manuale può diminuire i marker infiammatori circolanti e creare cambiamenti ormonali, misurabili per i giorni successivi al trattamento.
Sempre nella fase iniziale dell’infiammazione, es: fase acuta delle lesioni muscolo tendinee o legamentose; un’agitazione dei fluidi tissutali, può determinare l’aumento dell’indice di fagocitosi. (Evans 1980). La vasodilatazione e l’aumentato flusso ematico facilita l’asportazione di sostanze irritanti chimiche responsabili dell’induzione del dolore e il trasporto di sostanze oppiacee endogene (winter 1968)
La stimolazione dei meccanocettori a bassa soglia presenti nella cute, riducono l’eccitabilità delle terminazioni nocicettive tramite inibizione presinaptica “chiudendo il cancello” al dolore (Wells 1988)
Si pensa che un durevole sollievo del dolore avvenga per mezzo dell’inibizione prodotta da sostanze oppiacee endogene tramite controlli inibitori degli stimoli dolorosi (melzack e wall 1988). Queste sostanze sono neurotrasmettitori inibitori che diminuiscono l’intensità del dolore trasmesso ai centri più alti (goats 1984). Le possibilità terapeutiche, i campi d’applicazione della terapia manuale osteopatica, sono innumerevoli; la visione olistica, lo studio dell’individuo nel suo complesso, permette non solo la risoluzione del sintomo ma la ricerca e spesso la risoluzione delle cause.